mercoledì 19 giugno 2013

RODRIGUEZ

Magar said :
"Storia di Rodriguez, il cantautore che visse due volte"
In un documentario la vicenda di un artista ignorato negli Usa ed esaltato in Sudafrica :
Il vero artista non è necessariamente un personaggio popolare, ricco e osannato dai media. Il vero artista è qualcuno che sa fare qualcosa bene: non importa se regala le sue emozioni a milioni di persone, o a qualche centinaio, o persino a un solo essere umano. È un artista e resterà tale fino alla fine dei suoi giorni. Lo si capisce guardando “Searching for Sugarman”, documentario che racconta l’incredibile storia di Rodriguez, cantautore con un’involontaria doppia vita.
Proiettato in questi giorni nei cinema inglesi, il lungometraggio diretto da Malik Bendjelloul narra di questo artista di origine messicana, ma nato e vissuto a Detroit, che, in pieno 1968, se ne uscì con un album di canzoni intitolato “Cold Fact”. Testi interessanti e profondi, voce e atteggiamenti alla Bob Dylan, Rodriguez fu però totalmente ignorato dal pubblico statunitense. E il secondo album fece la stessa fine. Perché? Non era bravo abbastanza? Non era stato pubblicizzato a sufficienza dalla casa discografica? O forse, a quel tempo, la scena musicale americana e internazionale era già così traboccante di giovani talenti che un nuovo autore rischiava di restare invisibile?
Di Rodriguez non si seppe più nulla negli Usa. A un certo punto trapelò la notizia che, durante un concerto dal vivo che non stava andando molto bene, mentre la gente si lamentava e fischiava lui si era puntato una pistola alla tempia e si era sparato lì, davanti al pubblico. Fine della storia.
E invece no.
Era successo che, intorno al 1970, il disco “Cold Fact” era arrivato in Sudafrica, non si sa bene come. La leggenda narra di una ragazza americana, recatasi nel Paese africano per trovare il fidanzato, che aveva portato con sé l’album. Fatto sta che “Cold Fact” diventò uno straordinario  successo tra i sudafricani. Nessuno sapeva niente di questo misterioso Rodriguez – chi fosse, dove vivesse, persino come si chiamasse, perché in alcuni canzoni l’autore figurava essere un certo Jesus Rodriguez ma altrove si citava “Sixto Rodriguez” (che è poi il vero nome). Eppure milioni di africani cominciarono ad amarlo e comprare i suoi dischi. “I wonder”, uno dei brani trainanti dell’album, divenne un motivo popolarissimo, suonato ossessivamente in tutte le radio, i bar e i luoghi pubblici. Ma anche altri brani, tra cui “Sugar Man”, sulla dipendenza dalle droghe, furono accolti con entusiasmo da milioni di fan. Addirittura il primo e il secondo album di Rodriguez divennero la colonna sonora di coloro che protestavano contro l’apartheid. Le parole dell’artista americano contro l’establishment e in favore della ribellione sociale arrivarono al cuore dei sudafricani, che le fecero proprie. Ma intanto di Rodriguez nessuna traccia.
Poi, qualche anno fa, un giornalista musicale sudafricano, spalleggiato da un proprietario di un negozio di dischi e grande fan di Rodriguez, decise  di capire che fine avesse fatto. Dopo una lunga e non facile ricerca, la scoperta: l’artista era ancora vivo nella sua Detroit. Negli anni aveva svolto i mestieri più duri come il muratore e l’uomo di fatica, e aveva messo su famiglia, ritrovandosi con tre figlie ormai cresciute e molto affezionate a lui. Ma soprattutto Rodriguez ignorava completamente di essere un personaggio famoso in Sudafrica. Per lui la sua carriera era finita lì, dopo quei due album che gli Usa avevano ignorato.
A quel punto Rodriguez avrebbe potuto perdere la testa, rinnegare la propria vita, tentare la rivalsa, magari chiedere indietro i soldi alla casa discografica che per anni deve aver incassato i diritti d’autore dalle vendite sudafricane senza mai nemmeno avvertirlo. Così non è stato. Con i soliti occhiali scuri che aveva in copertina dell’album del 1968, il volto dai lineamenti inca, l’atteggiamento da timido e il sorriso da Buddha saggio, Rodriguez si è recato in Sudafrica e ha dato a quel popolo ciò che aspettava da decenni: 6 grandi concerti che hanno registrato il tutto esaurito, con i fan in delirio che cantavano insieme a lui ogni canzone. Poi è tornato a Detroit,  a fare quello che aveva sempre fatto. Ogni tanto riparte per il Sudafrica, fa qualche concerto, poi di nuovo in patria. Di se stesso dice che ha scoperto di avere avuto due vite.
Nel documentario un suo amico spiega che, anche quando Rodriguez fa il muratore, lo fa “con grande impegno, ci mette tutto se stesso, come un vero artista”. E una delle figlie racconta che, a un certo punto della sua esistenza, quando ancora non sapeva di essere tra gli ispiratori della lotta antiapartheid in Sudafrica, aveva deciso di candidarsi a sindaco della propria città, perdendo però.
In fondo stava continuando a mettere in pratica quello per cui era nato: fare cose buone per qualcuno, lottare per qualcosa di valido e giusto.
Questo splendido documentario, premiato anche al SunDance Festival, ha il merito di raccontarci una storia insolita per gli anni che stiamo vivendo, basati sull’apparenza e sulla predominanza dell’avere sull’essere. Sixto Rodriguez ha scelto l’essere: basta guardare le figlie parlare di lui con autentico amore per capire che questo artista misconosciuto ha saputo dare tanto a qualcuno. Ha dato a pochi? Ha dato a molti? Forse è la stessa cosa. Lui resta un artista. 




01."Sugar Man"   3:45 
02. "Only Good For Conversation"   2:25 
03. "Crucify Your Mind"   2:30 
04. "This Is Not a Song, It's an Outburst: Or, The Establishment Blues"   2:05 
05. "Hate Street Dialogue"   2:30 
06. "Forget It"   1:50 
07. "Inner City Blues"   3:23 
08. "I Wonder"   2:30 
09. "Like Janis"   2:32 
10. "Gomorrah (A Nursery Rhyme)"   2:20 
11. "Rich Folks Hoax"   3:05 
12. "Jane S. Piddy"   2:54 




01. "Climb Up on My Music" – 4:43 
02. "A Most Disgusting Song" – 4:43 
03. "I Think of You" – 3:19 
04. "Heikki's Suburbia Bus Tour" – 3:15 
05. "Silver Words" – 1:58 
06. "Sandrevan Lullaby" – 6:31 
07. "To Whom It May Concern" – 3:15 
08. "It Started Out So Nice" – 3:46 
09. "Halfway Up the Stairs" – 2:17 
10. "Cause" – 5:27 

Bonus:
11. Can't Get Away [Bonus] - 3.57
12. Street Boy [Bonus] - 3.47
13. I'll Slip Away [Bonus] - 2.53

martedì 18 giugno 2013

IL SILENZIO è D'OBBLIGO...

 Magar said :
Per una sera la Scighera si ferma.
Un caro amico se n'è andato. un amico con il quale ero in contatto, al quale ho dedicato una decina di giorni fa un post celebrativo.
Un Post al quale aveva risposto con vari commenti, spiegando la sua situazione, donandomi alcuni link di cose rare, pregandomi di pubblicarle...
Questa sera mi fermo, e vi invito a rivedere questo Post :CLAUDIO 

"MILANO - Claudio Rocchi, protagonista e lucido testimone del rock italiano, se ne è andato. Aveva 62 anni e da tempo soffriva di una malattia degenerativa, che aveva annunciato lui stesso, con straordinaria serenità, attraverso la sua pagina Facebook. "Dopo vari accertamenti a tutto campo, il quadro clinico è fissato", scriveva il 25 maggio scorso. "Patologia non reversibile che innesta la perdita d'uso degli arti inferiori sulla patologia ossea degenerativa. Sono ultra fragile, e devo stare praticamente a letto evitando movimenti di ogni genere che potrebbero, nel caso di un'invasione midollare più alta del D11 odierno, pregiudicare anche l'uso degli arti superiori. Non male, vero, per mettere alla prova il buonumore? Sappiate che il buonumore tiene, la Coscienza pure e il libro è iniziato stamane...". Si riferiva alla sua autobiografia "La settima vita".
Claudio Rocchi, milanese, aveva partecipato alla prima, indimenticabile stagione del rock italiano, dapprima come bassista degli Stormy Six, poi come solista originale e caparbio, attraverso dischi di qualità e un'intensa, puntigliosa attività live. Nel 1970 pubblicò il primo album a suo nome, "Viaggio", interamente acustico, accolto subito da grandi consensi. Ma fu il successivo a conquistarsi un posto di assoluta rilevanza: si intitolava "Volo magico n.1", uscì nel 1971, e tuttora è considerato un must della discografia italiana degli anni Settanta, a zig zag tra psichedelia e spiritualità zen.
Protagonista di tanti raduni giovanili di quell'epoca (i cosidetti festival del proletariato giovanile), Rocchi ebbe sempre una gran sete di conoscenza. Sete che lo condusse anche a vivere l'esperienza monastica induista: aderì all'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, collaborò con Paolo Tofani degli Area e conducese programmi radiofonici vaishnava, fondando e dirigendo il network nazionale RKC (Radio Krishna Centrale). Abbandonata quell'esperienza nei primi anni Novanta, tornò all'ambiente artistico più forte, più tenace e più consapevole.
Fu anche conduttore radiofonico. Gli appassionati di musica popolare lo ricordano a "Per voi giovani", "Pop Off", "Radio Starship", "Ognidove", "Margherite, storia e sogni". Rocchi fondò pure la prima radio indipendente nazionale nepalese "The Himalayan Broadcasting Company", di cui fu direttore per tre anni.
Fu poi regista (sua la regia di "Pedra Mendalza", che scrisse lui stesso), attore (in "Musikanten" di Franco Battiato), poeta (pubblicò "Le sorprese non amano annunciarsi: sono un gruppo rock di fanciulle, suonano nude e sono bellissime", e già il titolo è eloquente della fantasia che lo animava), attivista generoso.
Dopo la pubblicazione del suo ultimo disco "In alto", fresco, fragrante e ispirato come pochi, Rocchi andava particolarmente fiero, negli ultimi tempi, della collaborazione con Gianni Maroccolo (ex Litfiba, CCCP, CSI) nel progetto "Nulla è andato perso".
Ne aveva parlato pure nel lungo intervento su Facebook nel quale confessava la sua serenità di fronte all'ignoto incombente. "... ho iniziato a scrivere "La settima vita", mia autobiografia ufficiale. Intendo tentare di ripercorrere la straordinaria esperienza fatta di recente con Gianni Maroccolo sulla piattaforma di crowdfunding musicraiser.com offrendo appunto come ricompensa questa sintesi delle mie vite. Un libro che sarà pubblicato da un editore importante e che potrete, se vorrete aiutarmi a smazzare il singolare presente che mi si è parato davanti, assicurarvi direttamente quando partirà la campagna di fundraising".
E continuava: "A fine 2011, mentre ero in promozione a Milano per il mio CD "In Alto" fatto con la Cramps, feci un'intervista per un quotidiano nazionale che titolava più o meno "Le cinque vite di Claudio Rocchi". Era "Libero" o "il Giorno"? Non ricordo. Raccontavo di una vita da studente, una seconda da aspirante rock star, una terza da aspirante santo indù, una quarta da aspirante "normale" professionista tra broadcast, media e business immobiliare. La quinta era quella in cui rientravo allora, per una serie di benedette concorrenze tra Amore e Ispirazione, di musicista ritrovato con voglia di concerti ed energia per farli. Poi arrivò la sesta. Una grave malattia degenerativa alle ossa mi faceva di fatto malato terminale pur continuando io di fatto, tra stampelle e bastoni, a fare finta di niente e guidare in su per mari e autostrade a fare i miei concerti.
Eccoci infine alla settima vita. La vivo da 20gg o poco più e tutto è successo in meno di 12 ore. Un crollo vertebrale ha determinato un'invasione del midollo spinale e di fatto ho perso l'uso delle gambe. Ho sentito risalire forte da dentro una risata incontenibile accompagnata dalla domanda: "Ma cazzo, non era sufficiente così? Pure paraplegico ora?
"... Sappiate che il buonumore tiene, la Coscienza pure e il libro è iniziato stamane...", concludeva. 
La personalità, il coraggio, la serenità, l'onestà intellettuale, la vivacità - come testimonia pure il suo sito ufficiale che ci lascia in eredità - e la saggezza di Claudio Rocchi mancheranno molto alla scena artistica italiana. E non soltanto a quella artistica."


Ciao Claudio

MARE...

Magar said :
Comincia a fare caldo....
La città diventa bollente, e la voglia di mare e di relax aumenta di conseguenza. Ma è presto, per cui...



a questa sera gente, con un nuovo Post !!!

lunedì 17 giugno 2013

FANNY : CHARITY BALL

Magar said :
Grande Band !
Una Band tutta al femminile, attiva nei primi anni '70, che si fece notare in modo vigoroso, grazie ad un suono molto Rock e decisamente gradevole. Tra le prime All-Female Band, furono anche pioniere in altro senso. Firmarono un contratto per una Major, in un periodo nel quale il Rock in generale(quello delle Band) era decisamente di stampo maschile. 
4 ragazze, le sorelle Millington (nate a Manila, ma trasferitesi a Sacramento nel 1961)  più Nickey Barclay e Alice De Buhr, che danno alle stampe il loro primo Album nel 1970, poi seguito da questo Charity Ball nel 1971, e da Fanny Hill nel 1972. Una terzina davvero notevole. con questo Album che forse à un pelo sopra gli altri 2.
Arriveranno anche il fatidico LIVE, sempre nel 1972, seguito poi l'anno dopo da Mother's Pride. Album sempre piacevoli, ma il meglio era giù stato dato, anche se devo dire che il LIVE non è niente male.
Comunque, eccovi Charity Ball :



1. Charity Ball - 2:28
02. What Kind Of Lover - 2:56
03. Cat Fever - 3:21
04. A Person Like You - 2:56
05. Special Care (Stephen Stills) - 4:21
06. What's Wrong With Me - 1:41
07. Soul Child - 3:47
08. You're The One - 4:06
09. Thinking Of You - 3:22
10. Place In The Country - 3:07
11. A Little While Later - 5:38

Jean Millington - bass, vocal
June Millington: guitar, vocal
Nickey Barclay: keyboards, vocal
Alice de Buhr: drums, vocal

FANNY

domenica 16 giugno 2013

BACK DOOR

Magar said :
I Back Door sono una Band decisamente atipica. E non tanto per il loro sound, un tipico esempio di Jazz Rock che era normalmente "in uso" in quegli anni, quanto per la formazione. Un trio, una formazione che ricorda quelli che all'epoca erano definiti Power Trio, solo senza la chitarra, sostituita dalle tastiere e, sopratutto, dai fiati.
Originari dello Yorkshire e del Sussex,  si fanno notare per la loro particolaritè arrivando ad essere l'opening act di Chick Corea al celebre Ronnie Scott's Club di Londra. Poi il viaggio a New York e la carriera che prende una piega decisamente più importante con almeno due Album davvero interessanti. 
Nel 2003 la line up originale da poi alle stampe un Album nuovo di zecca, che pur essendo di pregevole fattura, non arriva alle vette dei '70.
Qui ci occupiamo dell'Album con il quale la band fa il suo esordio, nel 1972. Un Album vigoroso e sofisticato allo stesso tempo, che a mio avviso resta il lavoro più riuscito.



1. Vienna Breakdown 
2. Plantagenet 
3. Lieutenant Loose 
4. Askin' the Way 
5. Turning Point 
6. Slivadiv 
7. Jive Grind 
8. Human Bed 
9. Catcote Rag 
10. Waltz for the Wollum 
11. Folk Song 
12. Back Door 

Ron Aspery Flute, Keyboards, Saxophone 
Tony Hicks Drums 
Colin Hodgkinson Bass  

BACK DOOR

GONG : ....L'INIZIO

Magar said :

Sono certo che tutto voi conosciate i Gong, ed anche molto bene. Però...
Però. prima dei fasti di  di Camembert Electrique, prima dei 3 Volumi di Radio Gnome Invisible, prima insomma di entrare nella Storia del Prog, I Gong pubblicano un Album che, a tutt'oggi, non è molto noto. Magick Brother, Mystic Sister fu pubblicato nel 1970 dalla BYG Actuel (nr. di catalogo BYG 529.205), in alcune edizioni è stato pubblicato con il titolo Magick Brother. In precedenza i Gong avevano registrato dei demo che sarebbero stati però pubblicati solo nel 1993 assieme ad altri brani di Daevid Allen e della Bananamoon band, mentre la prima realizzazione per la BYG era stato il 45 giri Garçon Ou Fille, che contiene i due brani "Est-Ce Que Je Suis?" e "Hip Hypnotise You" ed è uscito nel 1970.
La band era stata contattata da uno dei proprietari della BYG, Jean Karakos, uno scopritore di talenti che stipula con i Gong un contratto per la pubblicazione di tre dischi. L'etichetta discografica avrebbe chiuso i battenti qualche anno dopo, ed i suoi archivi sono andati perduti, rendendo problematica la precisa collocazione cronologica delle opere in catalogo. Tale difficoltà viene accentuata dalla confusionaria gestione del disco da parte della BYG, che ne pubblica diverse versioni, di cui una che attribuisce il lavoro ai "Daevid Allen's Gong", anziché propriamente ai Gong.
Seppure ancora lontano dallo stile che contraddistinguerà la band in seguito, il disco propone spunti interessanti, fra tutti la prima narrazione del pianeta Gong e dei suoi pothead pixies, anticamera della mitologia Gong degli album che verranno, il glissando alla chitarra di Daevid Allen e gli space whispers di Gilli Smyth, che è anche autrice di tutti i brani. Il tono pacato dell'album e della stessa chitarra di Allen, soprattutto se comparato a quello scintillante di Camembert Electrique dell'anno seguente, è abbastanza tipico delle sonorità psichedeliche di quel tempo, e trova il suo apice nel brano "Gong Song", in cui si racconta del primo pothead pixie disceso dal pianeta Gong per cantare la sua canzone verde.
I brani del disco vengono ufficialmente presentati per la prima volta al grande festival di Amougies in Belgio nell'ottobre del 1969, dopo la cancellazione dello stesso festival a Parigi da parte delle autorità francesi. Dopo la pubblicazione l'album viene eletto disco pop della settimana da una radio francese, cui fa seguito un'intensa serie di concerti nella zona di Parigi.
In Europa l'ultima edizione in vinile è del 2002 dell' etichetta italiana Get Back Records, in CD del 2004 della Charly Records.



Mystic Sister / Magick Brother – 5:54
Glad to Sad to Say – 4:09
Rational Anthem – 3:44
Chainstore Chant / Pretty Miss Titty – 4:48
Fable of a Fredfish / Hope You Feel OK – 4:33
Ego – 3:57
Gongsong – 4:11
Princess Dreaming – 2:56
5 & 20 Schoolgirls – 4:30
Cos You Got Greenhair – 5:05

Daevid Allen – Voce e Chitarra
Gilli Smyth – Voce
Didier Malherbe – Sassofono, Flauto
Rachid Houari – Batteria
hanno suonato anche :
Earl Freeman – contrabbasso in 6, pianoforte in 7
Dieter Gewissler – contrabbasso in 1 e 7
Burton Greene – pianoforte in 6
Barre Phillips – contrabbasso in 2 e 8
Tasmin Smyth - Voce in 1 e 8

GONG

GRUPPO D'ALTERNATIVA

Magar said :

Una Band poco nota,dalla formazione decisamente inusuale, che non ha mai goduto dei favori della stampa, e che ancora oggi, nonostante l'enorme interesse che ruota attorno al Prog Italiano, viene decisamente ignorata. Eppure questo Album (Ipotesi) è interessante, e con momenti davvero intriganti. Certo, la parte vocale non è delle migliori, ma dal punto di vista tecnico il gruppo è competente, e l'album rivela influenze jazz-rock in stile Canterbury (ad esempio alcune parti jazzate di chitarra o l'uso del fagotto). 
Le parti acustiche sono prevalenti, ma ci sono improvvisi cambi di ritmo ed arrangiamenti elaborati, e l'album può essere una sorpresa piacevole. I nove brani sono tutti uniti a formare due lunghe suite.
Il Gruppo d'Alternativa era di Milano, e Ipotesi fu concepito come un'opera rock, e rappresentato al Teatro Uomo con buon successo. La storia si basava sulla morte di un amico del cantante del gruppo, in un incidente d'auto.
L'LP, uscito per la Harvest, conteneva solo una piccola parte dell'opera, che originariamente si basava molto di più sull'improvvisazione, visto che molti dei musicisti del gruppo erano influenzati da artisti jazz come Miles Davis. Ma l'album non ebbe successo, e la casa discografica chiese al gruppo di realizzare un secondo album più commerciale, provocando la decisione di sciogliersi.
Si sa poco dei componenti del GdA dopo lo scioglimento del gruppo. 
Leonardo Dosso ha suonato per qualche tempo con gli Stormy Six, nei loro album Cliché e L'apprendista, e al termine dei propri studi musicali si è dedicato alla musica da camera, formando il quintetto di fiati Arnold, e suonando con loro per oltre 20 anni. È anche insegnante di fagotto e collabora con ensemble di musica barocca.




1. Quando Le Parole (02:09)
2. Incidente (04:39)
3. Infanzia (03:23)
4. Voglia Di Essere (03:28)
5. Solitudine (04:29)
6. Appare La Forma (02:29)
7. La Tua Lotta (08:20)
8. Messaggio Libero (4:37)
9. Ipotesi (01:06)

Tino Guasconi (voce)
Gianfranco Fumagalli (flauto)
Leonardo Dosso (fagotto, chitarra acustica)
Rodolfo Pace (chitarra)
Roberto Romano (tastiere)
Paolo Rizzi (basso)
Nino Flenda (batteria, percussioni)

GRUPPO

sabato 15 giugno 2013

DOGFEET

Magar said :
Un disco Inglese del 1970. Un grande disco inglese ! I Dogfeet sono una band che si forma nel 1969, in quel di Shrewsbury, nella Contea di Shropshire , per poi sciogliersi bruscamente nel 1971, dopo aver dato alle stampe un unico Album nel 1970. "Dogfeet è un grande disco, ed i muscisti propongono una loro personalissima visione del Rock anni '70. Mischiano le carte, creando un insieme di di Hard Rock, con un tocco di Psychedelia e qualche decisa spruzzata di Prog. In alcune frasi musicali si avvicinano ai Black Sabbath, in altre ai Wishbone Ash. Personalmente li ritengo una delle migliori Band di Rock/chitarristico di stampo Prog che siano apparse sulla scena.
Questo disco venne appunto pubblicato nel 1970 con una tiratura di solo 500 copie, diventando quasi subito un cult introvabile.Poi, finalmente una bellissima riedizione in CD. Sono convinto che piacerà molto ai naviganti della Scighera...





01. Mr Sunshine 11.08
02. Armageddon 4.36
03. Theme 1.55
04. On The Road 4.37
05. Now I Know 3.09
06. For Mary 2.05
07. On The Road 5.01
08. Reprise 8.17
09. Now I Know 3.09
10. Since I went Away 2.57
11. Clouds 5.07
12. Evil Women 5.01
13. Armageddon 5.01
14. For Mary & Child 5.43
15. Voodoo chile 10.57

Trevor Povey - Guitars
Alex Pearse - Vocals
Derek Perry - Drums
Dave Nicholls - Bass
Tj - Bass Vocals
Mick - Percussion

SAINT JUST

Magar said :

I Saint Just sono un gruppo rock partenopeo, il cui nome è ispirato al rivoluzionario francese Louis Antoine de Saint-Just, ghigliottinato a 27 anni.
Nascono  nel 1973 come trio, formato da Jane Sorrenti che non aveva ancora cambiato il nome in Jenny (voce), Toni Verde (chitarra, basso, voce) e Robert Fix (sax), incentrato sulla bellissima voce femminile di Jane, anche autrice dei testi.
Il primo album Saint Just, al quale partecipano   anche Alan Sorrenti, fratello di Jenny, il percussionista Tony Esposito, Mario D'Amora alle tastiere e Gianni Guarracino alla chitarra elettrica, è un interessante esperimento di rock progressive con influenze classicheggianti e di musica popolare.
L'anno successivo Robert Fix lascia il gruppo e si unisce a Tony Esposito; entrano Tito Rinesi (chitarra, voce), Andrea Faccenda (chitarra, tastiere) e Fulvio Maras (batteria, percussioni). L'album che ne deriva, al quale partecipa anche Vince Tempera come strumentista, è La casa del lago, secondo e ultimo LP del gruppo che subito dopo si scioglierà.
Jenny Sorrenti ha ricostituito il gruppo, seppure con una formazione diversa rispetto alle precedenti. Tale gruppo ha rilasciato nel 2011 a nome Saint Just Again l'LP Prog Explosion, dalla particolarità d'essere stato edito solo in vinile a 33 giri.

La formazione originale  era :
Jenny Sorrenti (voce)
Toni Verde (chitarra, basso, voce)
Robert Fix (sax)

...per poi diventare :
Jenny Sorrenti (voce)
Toni Verde (chitarra, basso, voce)
Tito Rinesi (chitarra, voce)
Andrea Faccenda (chitarra, tastiere)
Fulvio Maras (batteria, percussioni)


 Ad oggi, i Saint Just sono :
Jenny Sorrenti (voce, tastiere)
Marcello Vento (batteria, percussioni)
Elio Cassarà (chitarra)
Ernesto Vitolo (Hammond, piano, tastiere)
Vittorio Pepe (basso)



"Saint Just" (1973)
"Il disco si apre con Il fiume inondò, brano che con i suoi oltre dieci minuti è il più lungo del disco. L'introduzione acustica fa intuire subito le atmosfere nel quale ci si ritroverà ben presto, impreziosite dalla voce, cosa molto importante data l'annoso problema delle parti vocali del prog italiano. Non mancano nel brano alcuni spunti rock più vivace. Ottimo il finale col ritorno del piano acustico e della voce sognante di Jane.
Ne Il Risveglio, quasi interamente acustico, l'aria decadente è all'apice del suo fascino dove ancora una volta la voce riesce a descrivere non solo con le parole l'atmosfera evocata.
Dolci Momenti è un breve brano molto sottile e delicato, quasi fiabesco ,dove la voce è supportata soltanto dalle tastiere e da qualche rintocco di campane.
Una Bambina è un brano sostanzialmente diviso in due parti. La prima risveglia nostalgie lontane e perdute per sempre dove i ricordi sembrano venir fuori sia dalla voce che dalla musica. La seconda parte è invece molto più aggressiva con il sax e la voce di Alan Sorrenti a descrivere scene molto forti.
Triste Poeta Di Corte vive anch'esso su di un forte contrasto tra atmosfere soffici e parti più sperimentali e aggressive. Ottimo il finale acustico in leggero crescendo.
Chiude il disco l'omonimo Saint Just, brano cantato in francese dal gusto espressamente romantico e nostalgico.
Ottima anche la copertina del disco che ben rappresenta il contenuto musicale.
(ProgBlog)"

"Saint Just" (1973)
1. Il Fiume Inondo (10:43)
2. Il riveglio (6:16)
3. Dolci Momenti (3:16)
4. Una Bambina (8:02)
5. Trister Peota di Corte (6:19)
6. Saint Just (3:58)

- Jenny Sorrenti / vocals
- Antonio Verde / classical guitar, bass
- Robert Fix / saxophone
- Mario D'Amora / piano, organ
- Tony Esposito / drums
- Gianni Guarracino / electric guitar




"La Casa Del Lago" (1974)
Il titolo del secondo disco dei SAINT JUST fa riferimento ad un villino di campagna nei pressi del lago di bracciano dove il gruppo nella classica comune partorirono un altro buon disco. Il taglio è decisamente più rock, dove comunque i riferimenti folk sono sempre presenti e caratterizzanti. 
Tristana è il primo brano dove si ascoltano anche spunti di sinth. La voce della Sorrenti s'immerge in un tessuto sonoro sempre più corposo con il proseguire del brano, anche se poi il finale torna a respirare arie più distese.
Nella Vita, Un Pianto riconduce ad influenze più classiche per un lungo tratto iniziale, poi esplode un folk rock spinto e coinvolgente.
Viaggio Nel Tempo è decisamente più folk con qualche riferimento alla west coast americana.
L'omonimo La Casa Del Lago ripropone un folk rock più vicino al disco d'esordio. La componente acustica fatta di chitarra, violino e percussioni è la colonna portante del brano dove la voce di Jenny e il sax appaiono come un condimento molto piacevole.
Messicano è nuovamente un folk rock con molto brio ed assoli di chitarra elettrica e armonica stile blues.
Chiude il disco La Terra Della Verità, breve ballata per chitarra acustica, voce maschile con supporto corale femminile.
(ProgBlog)"

"La Casa Del Lago" (1974)
1. Tristana (6:41)
2. Nella Vita, Un Pianto (11:04)
3. Viaggio Nel Tempo (6:33)
4. La Casa del Lago (6:28)
5. Messicano (5:28)
6. La Terra della Verita (2:44)

- Jane Sorrenti / vocals, 12-string guitar, percussion
- Tony Verde / bass
- Tito Rinesi / vocals, guitars, percussion, harmonica, autoharp
- Andrea Faccenda / guitars, piano, organ, harmonica
- Fulvio Maras / drums, percussion



Arrivati ai giorni nostri, Jenny Sorrenti da nuova linfa al gruppo. ed al prog Italiano, pubblicando il notevole "Prog Explosion" . 
Eccovi la splendida recensione tratta dal sito "MovimentiPROG" :
"Quando meno te l'aspetti, tornano anche i Saint Just. Dopo tre ottimi lp solisti che hanno raffinato il progetto ideato con "Suspiro" alla fine degli anni '70, Jenny Sorrenti ha sentito l'esigenza di ricollegarsi alla sua prima esperienza musicale. Con due soli album nel 1973 e 1974 la vocalist anglo-partenopea ha collocato nel panorama del prog italiano una formula inconfondibile, tuttora amata da cultori italiani e stranieri: quella misteriosa fusione tra folk di matrice britannica e rock americano, di psichedelia rarefatta e musica colta, di avventure strumentali ed evanescenti vocalizzi donò fortuna ai Saint Just, rimasti nel rango di cult band per molti anni. 
Jenny ha proseguito la sua vicenda solista con la sperimentazione delle musiche mediterranee ma alla fine del 2010 ha annunciato il ritorno dei Saint Just. Saint Just Again è un progetto concepito da tempo ma "congelato" in attesa di trovare i giusti musicisti e il perfetto amalgama: il risultato è "Prog Explosion", un nuovo album pubblicato in vinile e dedicato esplicitamente al rock progressivo. L'accento però va posto sull'Explosion, più che sul prog: i SJA colpiscono infatti per un disco carico, vivace, policromatico, concentrato su una forma-canzone ampliata, aperta a numerose influenze (dalla psichedelia al rock-jazz, come accade in "Depressione cosciente"). 
Il disco è figlio di una saggia scelta: quella del caldo live in studio, della presa diretta come fonte di massima espressività. Jenny ha allestito una band di notevole caratura - pensiamo al pirotecnico percussionista Marcello Vento e a una stella come Ernesto Vitolo - che rende i sette pezzi una tavolozza di art-rock sgargiante, impreziosita dalla voce sempreverde di Jenny. La fuga scattante del "Cercatore", il pungente folk-rock di "Ai bordi", la visionaria stratificazione vocale nella title-track (con un significativo cameo di Francesco Di Giacomo) sono i momenti più intriganti dell'album. Se alcuni episodi sono collegabili alle ultime produzioni di Jenny (vedi "Ad occhi aperti"), "Fuga da ogni gabbia" e soprattutto "Giganti" riportano a certi sapori prog attuali. Quello che manca sono però le ricercate raffinatezze - sia negli arrangiamenti, sia nelle scelte percussive - di dischi quali "Com'è grande enfermidade", accantonati in favore di un sound più pulsante e immediato.
"Prog Explosion" è uno dei migliori esempi di reunion: più maturo del comeback del Rovescio della Medaglia, più "saporito" della rentrèe di Siani & Nuova Idea, con la rediviva Raccomandata con Ricevuta di Ritorno è tra i ritorni più piacevoli degli ultimi anni. Che esplosione prog sia."
Prog Explosion è stato pubblicato solo in Vinile !!!

"Saint Just Again : Prog Explosion" (2011)
A1 Il cercatore (8:35)
A2 Depressione consciente (7:41)
A3 Ad occhi aperti (dopo Morfeo) (1:39)
B1 Ai bordi (5:29)
B2 Fuga da ogni gabbia (2:06)
B3 Giganti (4:42)
B4 Prog Explosion (3:32)

Jenny Sorrenti / vocals, keyboards
Marcello Vento / drums, steel drum, gong
Elio Cassarà / electric guitar
Ernesto Vitolo / Hammond organ, piano, synthesizer
Vittorio Pepe / bass

Parte 1
Parte 2

LOY & ALTOMARE

Magar said :
Era l'estate del 1973, e mentre ero in vacanza in una soleggiata e ridente località montana, lontano dai miei amatissimi dischi, mi dilettavo ascoltando la radio. Che non era certo la radio a cui siamo abituati oggi (e forse in alcuni casi era decisamente meglio), ma che   aveva trasmissioni davvero fantastiche. Ed ecco all'improvviso le note di una ballata incredibilmente bella, della quale riesco a malapena ad afferrare il titolo. Tornato in città mi metto alla ricerca dell'Album in questione, entrando  in contatto con una realtà musicale del tutto inaspettata.
La canzone era "Zia Campagna" loro erano Loy & Altomare, e l'Album era ovviamente "Portobello".
Con questo mio personale diario musicale mi sono già occupato di questo duo, ed oggi ho deciso di ripostare la loro storia e la loro musica, perchè sono convinto che siano una parte di inestimabile valore della nostra cultura musicale.

"Massimo Loy e Checco Altomare sono un'icona della musica italiana. Autori di tre bellissimi dischi rappresentano il meglio della musica "on the road" made in Italy.
ll duo, composto da Francesco "Checco" Loy e Massimo Altomare si forma, come raccontano loro stessi nella canzone Checco e Massimo, a seguito di una vacanza a Londra.

« Ti ho incontrato in Inghilterra che cercavi                                      da dormir, / son rimasto per la strada insieme a te. / Tu parlavi da vissuto ma era chiaro invece che / dentro eri spaventato come me. » (Loy & Altomare, Checco e Massimo) 

I primi due album Portobello e Chiaro fanno riferimento ad un mondo studentesco o, comunque giovanile, che cerca di vivere la vita in maniera alternativa, anche se non mancano brani di precisa denuncia sociale (da "Topi": Finché mamma una sera è uscita dopo cena, all'indomani calma e pancia piena).
Dopo alcuni anni di silenzio (in cui i due incidono come solisti), Loy e Altomare pubblicano il terzo album, Lago di Vico (m. 507), che contiene testi decisamente più duri (da "Contro natura": Questa è una legge contraria alla natura che più ti spacchi il c. e peggio devi star). La crudezza dei testi, probabilmente, è stato il motivo principale per cui l'album è stato poco trasmesso per radio, ed è rimasto decisamente poco noto. Recentemente, è stato consigliato dai conduttori del Notturno italiano di Rai International.
Francesco Loy è figlio del regista Nanni Loy; di lui si sono perse oramai le tracce da molto tempo, ma si sa che registrò la canzone "Viaggio in seconda classe" come sigla per un programma tv del 1977, divisa in due parti: Viaggio in 2° classe (partenza) e Viaggio in 2° classe (arrivo). Mentre Altomare ha registrato quattro album come solista, due come interprete e due come autore e interprete: La gnosi delle fanfole del 1998, una raccolta poetica di Fosco Maraini musicata insieme al pianista Stefano Bollani; Sounds of humor (2004) una rivisitazione di vecchi standard della musica italiana dagli anni 20 agli anni 50. Come cantautore ha inciso gli album nel Il grande ritmo dei treni neri nel 1988 e Un'ora di libertà nel 1990 avvalendosi della collaborazione dei membri dei Litfiba Daniele Trambusti e Roberto Terzani, prodotti da Ernesto de Pascale"


Portobello è il primo album del duo Loy e Altomare, composto da Francesco "Checco" Loy, voce, chitarra acustica ed elettrica, e Massimo Altomare, voce e chitarra acustica.
La canzone Checco e Massimo racconta il loro incontro. I due sono anche gli autori di tutti i brani. Tra i musicisti che collaborano al disco, da segnalare Ruggero Stefani, batterista degli Alunni del sole.
Dall'album venne tratto un 45 giri contenente Insieme a me tutto il giorno come lato A ed Il matto come lato B.




"Portobello" (1973)
1. Checco e Massimo 
2. Un ubriaco 
3. Zia campagna 
4. Il saggio, il fiume e il monte 
5. Insieme a me tutto il giorno 
6. La corte dei miracoli 
7. Topi 
8. Il matto 
9. Un bambino dentro l'acqua 
10. Checco e Massimo (strumentale)

Luciano Ferone, armonica, chitarra acustica in 1-3-4-7
Romeo Piccino, chitarra acustica in 3-8
Claudia Barbera, basso
Ruggero Stefani, batteria e percussioni
Checco Loy e Massimo Altomare, arrangiamenti
e ...
Claudio Gizzi, arrangiamenti archi e legni, assistenza musicale
Gaetano Vituzzi, tecnico della registrazione
Adriano Fabi, produttore
Astarot, copertina
La registrazione è stata effettuata negli studi "Titania" a Roma nel marzo 1973.
L'album è stato dedicato a Paola Baldi ed Anna Donati.




ZIA CAMPAGNA 
(Loy - Altomare) 
Scambi coi papaveri le frasi semplici 
ma quante cose che sai fare tu 
sotto l'erba umida riscopri lucciole 
ti giuro questo non lo scordo più 

Prego allontana il dolore da me 
prego allontana la noia da me 
io qui mi sento più vero con te 
che qui ti senti più vera con me 

Guarda in mezzo al verde là ci sono fragole 
lo vedi come tutto è semplice 
c'è qualcuno chi sarà, ma sono uomini 
che ridono nell'aria fragile 

Prego allontana il rancore da me 
prego allontana il rimpianto da me 
io qui mi sento più vero con te 
che qui ti senti più vera con me 

Corri forte ruzzola zia campagna 
e poi mi ricordo nei ricordi tuoi 
grida forte chiamala zia campagna 
e lei vivrà nascendo assieme a noi 







Chiaro è il secondo album del duo Loy e Altomare
L'album viene registrato negli Studi Chantalain di Roma, di proprietà di Bobby Solo, che canta nei cori della canzone Sangue freddo (firmandosi con il suo vero nome); le canzoni sono tutte scritte dai due cantautori.
Dall'album venne pubblicato nello stesso anno un singolo contenente l'hit "Quattro giorni insieme" come lato A, il loro maggiore successo, e "Sogni" come lato B, sempre per la casa discografica CBS.

"Chiaro" (1974)
1 A zio Remo
2 Tango Sudamericano
3 Sangue freddo
4 La ballata del cow-boy
5 Sogni
6 Porte chiuse
7 Quattro giorni inseme
8 Torre d'ombra
9 M'ha rimbambito

Massimo Altomare, voce principale e chitarra
Francesco "Checco" Loy, chitarra principale e voce
Stephen Grossman, chitarre e pedal steel guitar
Donatella Bardi, cori e voce
Fabio Liberatori, tastiere e organo Hammond
Roberto Gardin: basso
Massimo Urbani: sax
Francesco Froggio: batteria
Luciano Ferone: chitarra acustica
Claudio Filice: violino
Marina Cavccini: voce
Elio Boscaini: voce
Roberto Satti: voce


TORRE D'OMBRA 
(Loy - Altomare) 
Tu ora puoi leggere in me
e i fantasmi dolci e buoni che creai
stan tessendo stoffe splendide per noi
sento che tu lo accetterai.
Io che ora so la tua magia nel deserto un grande cerchio segnerò
dalla sabbia un lago verde inventerò nell'acqua tu mi spoglierai.

Torre d'ombra
acqua che non si scalda mai
gelso e brina perché non mi avvolgi in te
insperata virtù dai fecondami

Tu che ora sei sulla mia via
dal letargo gli orsi bianchi sveglierai
e per loro neve in miele cambierai
e allora anch'io orso sarò.

Torre d'ombra
acqua che non si scalda mai
gelso e brina perché non mi avvolgi in te
insperata virtù dai fecondami






Lago di Vico è il terzo ed ultimo album del duo Loy e Altomare, prodotto da Alberto Pirelli, produttore dei Litfiba.
Il disco non venne pubblicato dalla CBS bensì dalla CGD, a distanza di cinque anni dal precedente, del quale si discosta per gli arrangiamenti meno intimistici ed acustici che lasciano spazio a (per l'epoca) sofisticate elaborazioni sonore.


Non ci vo
Contronatura
La terra dell'oro
Se m'incazzo io
Arpeggio
Liscia e piatta
Marketta
Baffalù
Il bambino di Dio
Ci sono uomini


Massimo Altomare, voce principale e chitarra
Francesco "Checco" Loy, chitarra principale e voce

SABATO...GIORNO DI ACQUISTI...

Magar said :
E si, è sabato.
oggi si va un pò in giro, tra negozi di dischi (vinile) e bancarelle della mia amatissima "Fiera di Senigallia".
La mia discoteca si arricchirà certamente...
In primis la nuovissima edizione di "Atlantide" dei Trip, uscita giusto questa settimana in una sontuosa edizione in doppio vinile, che comprende oltre all'Album originale rimasterizzato, un concerto inedito del 2011.
Poi...devo ritirare una copia di "Obsured By Clouds, l'Album dei Pink Floyd del 1972, (per chi non lo sapesse, è la colonna sonora del Film "La Vallèe di Barbet Schroeder) ...copia di stampa inglese di quel periodo.
E poi...
Poi ci sono i Post della Scighera. Quello ampio ed esaustivo su Loy & Altomare, quello altrettanto completo sui Saint Just, e quello sul Gruppo d'Alternativa.
Buon Week End gente...



venerdì 14 giugno 2013

SYD BARRETT

Magar said :
Esistono 2 Pink Floyd. Questo è un dato di fatto. Ci sono i Pink Floyd Di Barrett, e gli altri. E se è vero che  il gruppo ottenne successo planetario negli anni seguenti all'abbandono di Syd, è anche vero che la pura Psychedelia degli albori, dovuta interamente al genio di Barrett, è poi rimasta inarrivabile. Un rapporto difficile quello tra Syd e la Band, scioltosi in modo tutt'altro che amichevole. Per quelli come me, quelli che sono rimasti sempre dalla parte di Barrett, pur amando gli album seguenti della Band (almeno fino a The Dark Side...), il suo abbandono è stato molto difficile da digerire.
Prima di "abbandonarci" all'ascolto di Crazy Diamonds (splendido Box di 3 CD che raccoglie praticamente tutto ciò che Syd incise), vediamo un pò di ripercorrere la sua parabola :

 "Roger Keith "Syd" Barrett  è stato un cantautore, chitarrista, compositore e pittore britannico, fondatore dei Pink Floyd e primo leader dal 1965 al 1968. quando fu allontanato dal gruppo per problemi relativi all'eccessivo uso di sostanze stupefacenti. Prima di ritirarsi a vita privata incise due LP da solista (The Madcap Laughs e Barrett), mentre a partire dagli anni ottanta è stato oggetto di numerose biografie. La sua vicenda influenzò parte della successiva produzione del gruppo, in particolare album come The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here e The Wall.
Roger Barrett nacque il 6 gennaio 1946, quarto di cinque figli. Suo padre Max era un anatomista, ma nel tempo libero si dedicava alla pittura e alla coltivazione di funghi. Inoltre, suonava nella Cambridge Philharmonic Society, cosa che suscitò la passione per la musica al giovane Roger. Sino ai 14 anni, però, il ragazzo pose la musica in secondo piano, riservando il primato alla scrittura e al disegno: si concentrò in particolare sui giochi di parole e altri espedienti letterari del genere, come onomatopee e assonanze. Il suo eroe letterario di questo periodo era Edward Lear, che, come lui, amava la pittura.
Roger iniziò ad appassionarsi veramente alla musica dai 14 anni in su, mentre suo fratello maggiore Alan imparava a suonare il sax: a questo punto, visto l'exploit delle skiffle bands, Roger acquistò il suo primo strumento musicale, un ukulele.
Prima di passare alla chitarra, Roger si interessò al banjo (nel periodo della Elvis-mania), ma l'unica corrente del rock and roll che lo interessava era quella di Bo Diddley, gli spettrali riff degli Shadows e di Buddy Holly. A 14 anni, iniziò a usare la sua prima chitarra folk, insieme a un suo amico, John Gordon. Iniziò a questo punto ad avvicinarsi sempre più al mondo della musica e divenne amico di un noto batterista chiamato Sid Barrett; i frequentatori del locale chiamavano entrambi "Sid", ma per differenziare Roger dal batterista, sostituirono la i con una y.
Syd non fu l'unico soprannome che venne dato a Barrett. A scuola divenne noto come Syd il Beat, Syd-Knee e Sydernee. Rimase Roger, anzi Rog, per la sua fidanzata, Libby Gausden, con la quale intrattenne una lunga e seria relazione dal 1961 al 1964.
Le cose iniziarono a cambiare molto presto: dai 14 anni in su, ogni studente della nuova Cambridge, appena entrata negli anni sessanta, sperimentava le droghe du jour, speed e cannabis. A partire dal 1963, dagli Stati Uniti iniziò a diffondersi l'LSD, il primo degli allucinogeni psichedelici di larga diffusione, che si diffuse più rapidamente nella piccola Cambridge che in tutto il resto d'Europa.
E la città natia di Barrett andava diventando sempre più piccola: metà della popolazione sognava di sfondare nell'emergente scena della Swinging London. Nel 1961, accaddero diverse cose che segnarono Barrett, in un modo o in un altro: iniziò la relazione con Libby, comprò la sua prima chitarra elettrica e assistette alla morte del padre Max (sul suo diario, a questo proposito, scrisse solo la frase Poor Dad died today — Il povero papà è morto oggi).
Presto casa Barrett divenne il quartier generale per la prima band di cui Roger fece parte: i Geoff Mott and the Mottoes. Roger Waters — amico di Barrett — stava iniziando a suonare il basso e, di tanto in tanto, prendeva parte alle prove. La band si dilettava in alcune cover R'n'B; dopo uno spettacolo, questo primo gruppo si sciolse.
Waters andò a studiare al Regent Street Poly di Londra, insieme a un altro amico di Barrett — Bob "Rado" Klose — mentre Syd iniziò un corso alla Camberwell School of Art. Nelle vacanze, Roger e Syd pensarono di mettere su un nuovo gruppo, cosa che però non si verificherà prima del 1965. Intanto, Syd iniziò a comporre due delle sue prime canzoni: Golden Hair e Effervescing Elephant, la prima tratta dal Chamber Music di Joyce e la seconda da un testo di Lear.
L'unica persona che in questo periodo riuscì ad accedere completamente alla mente di Syd era la fidanzata, Libby Gausden. Il giovane continuò a dipingere e comporre, sempre giocando sul non-sense e le assonanze. Già da adesso, però, Barrett iniziò ad assumere — sebbene in piccole dosi — droghe leggere come la marijuana, come è riportato da svariate lettere inviate, da Londra, alla sua fidanzata. Dopo un po' di tempo, Barrett e la Gausden si lasciarono, sostanzialmente perché erano due personalità totalmente diverse: la Gausden era una ragazza di buona famiglia, mentre Barrett era un beat. Ciò nonostante, Syd la ricorderà nella trilogia dell'amore dell'album The Madcap Laughs.
Giunto al college, l'irrequieta personalità di Barrett si fece notare immediatamente; Syd riallacciò i contatti con il chitarrista John Gordon e con l'amico d'infanzia David Gilmour, nel frattempo diventato un musicista di serie A. Non a caso, Gilmour metterà su di lì a poco — insieme a Gordon e altri ex Mottoes — i Joker's Wild, band che eseguiva cover dei Four Seasons e dei Beach Boys.
All'Art School il tempo era sufficiente per dipingere e suonare, così Barrett iniziò a seguire il proprio sogno di formare una band insieme a Waters e Klose. Ma i due avevano iniziato senza di lui, unendosi ad altri studenti, formando i Sigma 6 — conosciuti anche come gli Abdabs, gli Screaming Abdabs, i Meggadeaths e i T-Set — e suonando durante alcune feste al college. Da quando Barrett si aggregò, il gruppo divenne noto come gli Spectrum Five. Questa prima formazione prevedeva Waters al basso, Klose alla chitarra e due colleghi di Waters alla tastiera e alla batteria (Richard Wright e Nick Mason). Barrett era la chitarra ritmica e sostituiva l'ormai sempre più assente Chris Dennis. La cantante Juliet Gale, che diventerà la moglie di Wright, partecipava occasionalmente come corista.
Appena entrato nel gruppo, Barrett comprò una Fender Esquire, adornata con dei piccoli specchi circolari. In molti diranno comunque che, almeno in questa prima fase, Barrett si limitava a recitare un ruolo e non a viverlo. Presto la band conobbe Mike Leonard, un tecnico delle luci che mise a disposizione dei quattro futuri Floyd la propria abitazione a Highgate: mentre i ragazzi suonavano i loro brani, Leonard li accompagnava con i cosiddetti light shows, proiettati su una parete o sulla band stessa. In quel periodo, il gruppo si faceva chiamare anche Leonard's Lodgers.
Nella residenza di Highgate, tra una pausa e l'altra, Syd iniziò a comporre canzoni come Astronomy Domine: lo aiutarono i molteplici libri messi a disposizione da Leonard e la biblioteca di suoni incisi su nastro che il tecnico delle luci possedeva e che tornerà poi utile in svariate canzoni del primo album del gruppo, The Piper at the Gates of Dawn.
Nel 1965 Barrett diede al gruppo il nome di Pink Floyd Sound. Sempre nel 1965, Barrett inventò il nome definitivo della band: Pink Floyd, dal nome di due dei suoi bluesmen preferiti (Pink Anderson e Floyd Council). Barrett disse tuttavia ai giornalisti che il nome gli era stato suggerito da creature extraterrestri. Pink e Floyd erano anche i nomi dei suoi due gatti. Il passo successivo fu il "furgone Floyd", che serviva a trasportare l'attrezzatura da un concerto all'altro: Barrett vi dipinse sul parafango il nome Pink Floyd con vernice nera e rosa.
All'estate del '65 risalgono i primi bootleg dei Pink Floyd Sound, due canzoni composte da Barrett e Klose: Lucy Leave e la cover di (I'm A) King Bee di Slim Harpo, già incisa l'anno precedente dai Rolling Stones per l'omonimo album di debutto. Davanti allo stile che la band stava acquisendo sempre di più, alla delirante follia dell'ultima trovata di Syd, la canzone Bike, il primo chitarrista Bob Klose, purista del blues, decise di abbandonare il gruppo di Barrett e compagni.
Pochi giorni dopo, Barrett tornò a Cambridge, dove iniziò una relazione seria con Lindsay Corner e partecipò al film amatoriale di Nigel Lesmoir-Gordon, intitolato Syd's First Trip; la trama della pellicola vede Barrett assumere svariate droghe. A seguire, Barrett si recò a Saint-Tropez con diversi amici di Cambridge, tra cui il chitarrista David Gilmour. Tornati in Inghilterra, i due si separarono di nuovo: Gilmour andò in tour con i Joker's Wild, mentre Barrett tornò a Londra con la sua nuova fidanzata.
Barrett continuò a scrivere canzoni, fortemente influenzato dai gruppi che ascoltava in quel periodo: i Mothers of Invention, i Byrds e i sardonici Fugs. Seguì un periodo sentimentale tumultuoso per l'artista: si lasciò più volte con Lindsay, stando temporaneamente con le sue concittadine Jenny Spires (la Jennifer Gentle di Lucifer Sam) e Kari-Ann Moller.
I Floyd si esibivano prevalentemente in locali della cosiddetta "scena underground": nel '65 fecero solamente due concerti, mentre l'anno successivo riuscirono a farsi notare nel clima della Swinging London. Attraverso Lesmoir-Gordon, i Floyd conobbero il promoter Steve Stollman, che li ingaggiò per una serie di concerti al Marquee Club di Londra. Già ad aprile del 1966, i più grandi fan di Barrett erano la futura rockstar David Bowie e il futuro manager dei Sex Pistols Malcolm McLaren. A notare Barrett e — conseguentemente — i Floyd furono Peter Jenner e Andrew King, due imprenditori di etichette musicali indipendenti che colsero subito il potenziale commerciale di Barrett e compagni. Il 31 ottobre di quell'anno, Barrett e i Floyd firmarono un contratto con i manager, con il quale si impegnavano in una serie di concerti in cambio di nuova attrezzatura e uno stipendio di 5 sterline a settimana.
Gli spettacoli e i concerti, in tutta Londra, divennero sempre più frequenti e sempre più bizzarri: all'inaugurazione dell'International Times, ad esempio, oltre all'abbondante quantità di LSD, acidi e altri generi di droghe, il pubblico poté assistere alla presenza di un alquanto stravagante Paul McCartney vestito da sceicco arabo e una altrettanto appariscente Marianne Faithfull travestita da suora. Fu in questo periodo che la creatività di Barrett venne spinta al massimo; accanto alla ballata psichedelica Matilda Mother, egli compose il classico dell'acid pop See Emily Play.
Durante i primissimi concerti della band, Barrett era in grado di ipnotizzare il pubblico, come ricorda Pete Brown: «Syd Barrett faceva un incredibile lavoro sul palco. Era estremamente poetico e potevi quasi dire che prendeva vita in quegli spettacoli di luce, "light shows": una creatura dell'immaginazione. I suoi movimenti parevano orchestrati per armonizzarsi con le luci e sembrava un'estensione naturale, l'elemento umano, di quelle immagini liquide».
Il 1967 fu però il vero anno della svolta per Barrett e compagni: dopo una serie di fortunati successi in vari college in tutto il Regno Unito, la band divenne attrazione fissa per il locale più gettonato della nuova Londra, l'UFO Club. Joe Boyd, amico di Peter Jenner, portò i Floyd in sala di registrazione a gennaio di quell'anno, per registrare il primo 45 giri per l'etichetta discografica EMI. Il lato A del singolo sarebbe stato Arnold Layne, un pezzo che Barrett aveva composto basandosi su un personaggio realmente esistito, vissuto a Cambridge, mentre il lato B non era altro che una rivisitazione meno esplicita di Let's Roll Another One, intitolata Candy and a Currant Bun.
Per promuovere il primo singolo, i Floyd si fecero aiutare da un loro amico regista e girarono un breve video in bianco e nero per Arnold Layne e un altro a colori per una traccia di Barrett ancora non pubblicata ma già composta: The Scarecrow. Ad aprile si verificò l'evento forse più prolifico per quell'anno: dopo una serie di concerti in Olanda, Barrett e i suoi Floyd si precipitarono alla periferia di Londra, dove si stava svolgendo il 14 Hour Technicolor Dream, un lungo concerto a cui la band iniziò a contribuire solo alle prime luci dell'alba. Già allora, tra i troppi concerti e la continua richiesta di nuovo materiale da parte della casa discografica, Barrett iniziava a essere profondamente stanco.
Sue Kingsford, amica di Barrett, dichiara che in quel periodo Syd si recava spesso da uno spacciatore di LSD soprannominato capitano Bob; Andrew Rawlinson, conoscente di Barrett, aggiunge che «in quel periodo era talmente tanta la gente che prendeva acido che — se avevi già assunto ingenti quantità di LSD in passato — era normale "fare un trip" anche solo guardando chi lo stava facendo».[1] Rawlinson aggiunge poi: «A quei tempi l'acido era cinque volte più potente di quello in circolazione oggi; prendendo 250 microgrammi potevi fare un "trip" lunghissimo; alcuni però credevano che potevi apparire normale e contemporaneamente fare brevi "trip" prendendone 50 al giorno: forse era questo ciò che faceva Syd».
A queste dosi già piuttosto pesanti, Barrett aggiungeva cannabis e qualche sporadica pillola di Mandrax, un farmaco che induce effetti simili alla morfina se assunto in concomitanza ad alcol.[1] Nei cinque mesi a seguire, Barrett e compagni si chiusero in studio per lavorare al primo LP, The Piper at the Gates of Dawn, prodotto questa volta da Norman Smith.
Smith era una persona più severa di Boyd e forse meno adatta a dirigere le sessioni con Barrett; infatti, il produttore ricorda in questo modo le prove con Syd: «Mi domando spesso come abbiamo fatto a terminare l'album, a creare qualcosa. Lavorare con Syd era veramente un inferno. Non penso di avere mai lasciato una singola sessione per quell'album senza una fortissima emicrania. Syd non sembrava aver entusiasmo per niente. Lui cantava una canzone, io lo chiamavo in studio e gli davo qualche dritta. Poi lui tornava in sala registrazione e continuava a cantare quella parte allo stesso modo di prima, infischiandosene dei consigli che gli davo. A volte, cambiava anche le parole — non aveva disciplina. Parlare a lui era come provare a parlare a un muro di mattoni, perché il suo viso era senza espressione. I suoi testi erano semplici e infantili, come lui: proprio come un bambino, per un attimo era su, e il secondo dopo giù».
Lindsay Corner pensa invece che a Syd piacesse la parte del pazzo e che si divertisse a recitarla, apparendo sempre più strano di minuto in minuto. Jenner, invece, ne parla ammirando lo stile che utilizzava nelle registrazioni: «Syd aumentava e diminuiva il volume di tutte le tracce, apparentemente senza alcuna regola. Non faceva nulla se non era fatto in maniera artistica. Voleva essere una sorta di Jackson Pollock della musica». Ma il comportamento di Syd non era ancora giunto alle estreme conseguenze, e la band continuava a tollerare anche le sue sparate più stravaganti.
Il primo netto cambiamento in Syd lo rilevò Boyd. Quando i Floyd si presentarono all'UFO Club per promuovere le tracce del loro primo LP, Boyd notò che mentre gli altri membri del gruppo erano amichevoli, Barrett «mi guardava negli occhi [...] e nel suo sguardo non c'era un singolo battito di ciglia o un accenno di vitalità, come se non ci fosse nessuno in casa». Quando David Gilmour lo incontrò, due mesi dopo l'uscita dell'album, Syd quasi non lo riconobbe. Grazie al successo avuto con il secondo singolo (See Emily Play/The Scarecrow, uscito qualche mese prima dell'album) i Floyd entrarono ufficialmente nella Top of the Pops inglese: gli episodi che iniziarono a delineare la personalità irregolare di Barrett presero luogo di lì a poco. Quando venne invitato per la seconda settimana di seguito in studio, Syd si presentò in pigiama, mentre alla terza settimana — ricorda Waters — annunciò di non volere più partecipare alla trasmissione televisiva perché «se non lo faceva John Lennon, perché lui avrebbe dovuto?».
Di lì a poco, Barrett iniziò a trasportare questo suo atteggiamento a metà tra l'anticonformismo e il non sense anche nelle esibizioni dal vivo. A volte, mentre il resto della band suonava un pezzo, Syd si andava a sedere vicino ad un amplificatore, scordava la chitarra sino a quando era impossibile suonare e stava per tutta la durata del concerto fermo ad agitare il plettro su una nota. A volte non cantava nemmeno, lasciando che fossero Roger o Rick a occuparsi della voce. A questo proposito, intervenne Juliet Wright: «A volte, pensavamo che stesse soltanto recitando la parte dell'anticonformista nella situazione "standard" di una band».
Da questo momento in poi, Syd divenne gravemente malato, cosa che forse egli stesso era riuscito a capire. Il fratello maggiore Alan tentò più volte di convincerlo a farsi controllare da un buon medico, ma la risposta di Barrett — dice Andrew Rawlinson — era uno dei suoi enigmatici sorrisi assenti.[1] Cambiamenti del genere vennero notati anche dalla sorella minore di Syd, Roe: quando lei lo aveva chiamato per congratularsi del successo avuto con Arnold Layne, Barrett si era dimostrato quello di sempre; quando lo andò a trovare per complimentarsi del secondo successo, ottenuto con See Emily Play, Syd non era più se stesso.
I concerti andarono sempre peggio, tanto che la compagnia Blackhill cancellò tutta la scaletta dei Pink Floyd e prenotò una vacanza per Syd Barrett, Richard Wright, la moglie Juliette e Sam Hutt sull'isola di Formentera. Riviste del settore come Melody Maker diffusero la notizia che i Pink Floyd stavano per sciogliersi. Intanto, l'album continuava ad avere un inaspettato successo di pubblico e critica: l'unica cosa che il pubblico contestava (tra i molteplici, ad esempio Pete Townshend) era che l'LP risultava essere — al confronto con le esibizioni dal vivo — solo un surrogato di fabbrica che non riusciva a ricreare totalmente certi momenti mistici.
Il risultato, però, fu che la EMI iniziò a premere per nuovo materiale. Poco prima della vacanza, Barrett scrisse Scream Thy Last Scream (Old Woman With a Casket), un singolo che ben delineava il suo stato mentale. La EMI lo rifiutò e aspettò il ritorno di Barrett da Formentera per incidere qualcosa d'inedito.
Tornato a Londra, Syd passò parecchio del suo tempo a nascondersi dalla EMI nei De Lane Lea Studios a Kingsway, sfruttando quel tempo per comporre un nuovo singolo. Un tentativo fu la lunatica Vegetable Man, canzone che viene spesso citata come prova della sua "malattia". Se le stravaganze dei singoli di Barrett rimanevano ancora tollerabili, ciò che il gruppo iniziò a non sopportare più era il comportamento del suo frontman, che andava diventando sempre più erratico.
Per l'album successivo, A Saucerful of Secrets, comunque, Waters pensò che le tracce da inserire potevano essere alcuni pezzi scritti da lui e Wright. Barrett ideò a questo punto una nuova traccia, Jugband Blues, un brano che si contraddistingue per il lungo intervallo improvvisato dall'Esercito della Salvezza Britannico e per il suo testo a metà tra l'ironico e il malinconico.[1] Per questo album, Syd suonò la slide guitar in Remember a Day e diede un minimo contributo per Let There Be More Light. Ma il mercato continuava a esigere un altro singolo.
Dovendo partire per un tour negli Stati Uniti, Barrett si affrettò a comporre un nuovo singolo e il risultato fu Apples and Oranges, che divise la critica e venne ignorato dal pubblico. Di contro, la band si sentì sollevata — sebbene temporaneamente — perché era riuscita a soddisfare le esigenze dell'etichetta discografica.
Il gruppo partì alla volta della California, dove la scena musicale era molto più esigente rispetto ai piccoli club underground inglesi. Questo viaggio fu determinante per il futuro della band: in seguito ai comportamenti sempre più erratici e compromettenti di Barrett (che non era riuscito a seguire il playback in una trasmissione, aveva dato di matto in un'altra e — secondo alcune voci — aveva anche abbandonato un concerto per scappare a bordo di una Cadillac verso un luogo indefinito), Waters disse a King di volere risolvere il problema con Syd.
Il giorno dopo, i Floyd erano in Olanda, dove Barrett non accennò nemmeno a suonare e si limitò a sfiorare con le dita le corde della sua chitarra. E il giorno dopo ancora, parteciparono a una serie di concerti insieme a Jimi Hendrix, gli Amen Corner, i Move e i Nice.[1] Dave O'List dei Nice suonò al suo posto in diverse occasioni per quei concerti; quando la rivista Melody Maker gli chiese il perché dello scarso successo di Apples and Oranges, Barrett rispose «Non me ne frega molto».
Lindsay Corner ricorda che Syd iniziò a chiudersi sempre di più e a diventare sempre più strano, di giorno in giorno. Fino al dicembre del '67, Barrett continuò a suonare sporadicamente con la sua band, ma arrivati a Natale di quell'anno, Waters chiese al chitarrista David Gilmour, vecchio amico di Barrett, di unirsi ai Floyd come chitarrista di supporto; in verità, Gilmour entrò a far parte della band come lead guitar, mentre a Syd vennero assegnati vocals e rhythm guitar.
Inizialmente, Barrett quasi ignorò l'ingresso di un nuovo membro: sapeva soltanto che Gilmour era un chitarrista molto bravo; anche Nick Mason lo sapeva, avendo già suonato con lui in uno spettacolo a Soho. Gilmour entrò ufficialmente nella band il 3 gennaio 1968. La band si chiuse negli studi di registrazione per una settimana, prima di ritornare in tour. L'avvenimento più grave accadde proprio in quella settimana: Barrett si recò in sala prove e annunciò di avere composto una canzone intitolata Have You Got It, Yet?. Secondo l'idea di Barrett, lui doveva cantare Have You Got It, Yet? e Waters doveva rispondere No!, suonando un ritmo molto semplice sia alla chitarra che al basso. Ma Barrett iniziò a suonare la canzone con la chitarra scordata e andò cambiando tonalità sempre di più, sino a quando Waters non riuscì più a seguirlo. Decenni più tardi, Waters rivelerà ciò che aveva pensato qualche ora dopo aver assistito a quella scena: secondo lui, Barrett stava chiedendo di non comprendere una canzone (e una persona) che non voleva essere compresa.
La settimana successiva, i Floyd fecero quattro spettacoli, in cui Syd sembrò essersi ripreso, anche se di poco: tutto il lavoro sul palco veniva svolto dal nuovo promettente chitarrista. Per il quinto concerto, che si tenne il 26 gennaio, il gruppo doveva recarsi a Richmond. Passando da Holland Park Avenue, vicino casa di Syd, uno dei componenti — nessuno ricorda chi — chiese: «Non dobbiamo passare a prendere Syd?». A tale domanda non seguì alcuna risposta. Ebbe così inizio l'abbandono di Syd. David Gilmour e Roger Waters confermano questa versione degli eventi; fu così, dunque, che tutto finì e tutto iniziò. Waters aggiunge poi: «Syd era la gallina che aveva scoperto l'uovo d'oro».[1][3] Ma ora Barrett era diventata una vera e propria minaccia per i tour dei Floyd.
Syd possedeva ancora la scaletta dei concerti, così, qualche settimana dopo si presentò all'Imperial College, per una loro esibizione dal vivo. Waters ricorda quanto fu orribile dovere cacciare il loro amico dal palco, dicendogli che quella sera non suonava con loro. Al Middle Earth, Syd si sedette di fronte al palco, fissando Gilmour negli occhi durante tutto il concerto. Secondo il "piano iniziale", Gilmour doveva supportare Barrett, non soppiantarlo. Barrett venne sicuramente ferito da questo comportamento.
Altri ricordano una proposta che venne fatta a Barrett: diventare come il Brian Wilson dei Beach Boys, il genio e compositore del gruppo che non suonava più dal vivo per problemi simili.[1] Un paio di settimane dopo i concerti, durante un incontro tra King, Jenner e Barrett, Waters rimase esterrefatto nello scoprire che Syd — lontano dall'accettare il suo "ruolo Wilson" — parlava di tornare nella band, «magari insieme a un sassofonista e qualche corista». Ma gli altri quattro membri del gruppo non supportarono l'idea di Barrett e la Blackhill Enterprises (la compagnia che si occupava dei tour in tutta la Gran Bretagna) si sciolse. Barrett uscì ufficialmente dalla band il 6 aprile 1968: i suoi manager continuavano a essere Jenner e King, che — inaspettatamente — avevano più fiducia nella carriera musicale di Barrett che in quella del resto dei Pink Floyd.
Da questo momento in poi, Barrett toccò il fondo, per poi, lentamente risalire.
Tra maggio e luglio del '68, Jenner portò Barrett in studio, per registrare qualcosa di nuovo; il risultato furono delle versioni embrionali di canzoni che avrebbero visto la luce sui suoi due LP da solista e due lunghe improvvisazioni chiamate Rhamadan e Lanky. Barrett non era più una persona adatta a suonare; a volte dimenticava la chitarra, in casi più gravi rompeva l'attrezzatura messa a disposizione dalla EMI, altre volte non riusciva neanche a tenere in mano il plettro. Da agosto in poi, Jenner e King videro Barrett sempre di meno; e fu lo stesso per i suoi coinquilini.
Secondo Aubrey 'Po' Powell, «Syd sapeva ancora essere molto lucido e divertente, ma anche alienato. Ti fissava, a volte anche per ore, senza aprire bocca. In quell'appartamento, avevamo tutti a che fare con gli eccessi di acido degli anni passati, e quando ci si sente così fragili — come tutti noi — non vuoi sapere molto di uno che è lì per grazia di Dio». In molti cercarono di aiutarlo: Waters, per esempio, prenotò una visita dallo psichiatra R. D. Laing, che però disse di non avere mai visto Barrett nel suo studio. È in questo periodo che si colloca molto probabilmente l'episodio riferito più tardi da Jonathan Meades, secondo cui Syd era stato chiuso nell'armadio: la realtà è forse ancora più cruda. Po riferisce di avere visto Syd prendere a colpi di martello un lavandino rosso, nel bagno del suo appartamento, urlando «Fatemi uscire! Fatemi uscire!».
Barrett sfogava la sua frustrazione su Lindsay, picchiandola, scottandola con i mozziconi di sigaretta. Quando i suoi amici gli dicevano di smetterla, Syd si arrabbiava con loro, a volte anche in maniera brutale. Quando Syd ruppe una chitarra contro Lindsay, Po e Storm Thorgerson abbandonarono l'appartamento. Anche Lindsay abbandonò l'appartamento, di lì a poco, perché Barrett le aveva bruciato tutti i vestiti.
«Per un po' di tempo, Liz visse nei sedili posteriori della Mini Cooper di June Child», ricorda Juliet Wright, «poi la convincemmo a trasferirsi a casa di Storm, a Hampstead». Ma Barrett venne a conoscenza del posto dove Liz si era rifugiata, e cominciò a spiarla, pedinarla, suonare il citofono; poi, forse per vendicarsi, iniziò una relazione con un'amica di Liz chiamata Gala Pinion. Frequentò anche una ragazza eschimese chiamata Iggy, poi immortalata nella canzone di Barrett Dark Globe, nella frase («with Eskimo chain / I tattered my brain all the way»).
Dall'autunno del '68, Syd era senza una casa fissa. Ritornava con una certa regolarità a Cambridge, dove anche Win, la madre, gli consigliava di consultare un medico. A Londra, stava fuori fino a tarda notte con amici e conoscenti casuali; una volta, dovette addirittura scappare dalla polizia, dopo essere stato tutta la notte con dei drogati a Holland Park. Spesso, a piedi nudi, si recava a Battersea, un piccolo sobborgo appena fuori Londra, dove vivevano alcuni suoi vecchi amici: Anthony Stern, ex-collega alla Camberwell School of Art, Jenny Spires, ex-fidanzata, Rusty e Greta, due consumatori abituali di acido.
Syd iniziò ad aggiungere anche eroina alla sua "dose quotidiana" di hashish e Mandrax, cosa che viene testimoniata da alcuni suoi amici dell'epoca: «Syd spariva, ogni 40 minuti, agitato come mai. Poi tornava ed era stranamente molto, molto calmo».
All'inizio del 1969, Barrett affittò un appartamento a Earls Court Square, insieme a Duggie Fields, un suo amico pittore. In questo momento, Syd — mentre in pubblico era fidanzato con Gala Pinion — frequentava Iggy l'eschimese in privato. Inoltre, come riporta Fields, «aveva a che fare con dozzine di groupie, che gli si gettavano letteralmente addosso».
Entrambi si chiusero nelle loro rispettive camere: Fields per concentrarsi sui suoi dipinti, Barrett per proteggere i quadri che diceva di dipingere, ma in realtà non stava dipingendo. Ricorda sempre Fields: «Passava la maggior parte del tempo a letto, sul materasso che aveva collocato sul pavimento — aveva un potenziale infinito. Una decisione avrebbe limitato le sue possibilità».
In questo periodo Syd iniziò ad ideare le canzoni che sarebbero poi apparse sul suo primo LP da solista, The Madcap Laughs. A fine marzo, vari musicisti — tra cui i Soft Machine — accettarono di fare da session men per il nuovo album di Syd Barrett. Syd contattò il dirigente della nuova etichetta "alternativa" della EMI, la Harvest, Malcolm Jones e gli chiese se era possibile registrare del nuovo materiale agli studi di Abbey Road. Jones si recò a Earls Court per ascoltare i nastri delle sessioni con Jenner e le nuove tracce che Syd aveva composto: Clowns and Jugglers (poi rinominata semplicemente Octopus), Terrapin, Love You e due ripescaggi del passato, Golden Hair e Here I Go.
Nonostante lo stile di Barrett fosse profondamente mutato — in quanto le nuove tracce erano per lo più acustiche, con molto poco di psichedelico — Jones accettò la proposta di Barrett e iniziò le registrazioni il 10 aprile del '69. Tre settimane dopo, Barrett aveva registrato abbastanza materiale per metter su un album. A causa dei repentini cambiamenti di tonalità e accordi, della sua riluttanza a ripetere una canzone più volte, a causa della sua follia, i suoi problemi con la droga e la sua impossibilità a comunicare in maniera limpida, queste sessioni ebbero una pessima fama. Ad esempio, una mattina, Barrett decise di dover inserire nella canzone Rhamadan il rombo di una motocicletta; a metà mattina, perse interesse nella cosa e piantò tutti in asso, senza preoccuparsene minimamente. Gilmour, a proposito delle sessioni di Madcap, dice: «Dieci prove per una canzone non è certo il massimo, ma non è neanche una cosa così tremenda».
La stravaganza di Barrett coinvolse anche queste sessioni. Robert Wyatt, session man per Barrett, chiese una volta a Syd in che accordo fosse la canzone che stavano registrando e Syd si limitò a rispondere «Divertente!»; e quando Wyatt gli sottolineò il fatto che il tempo era stato cambiato da due battute e mezzo a cinque, Barrett rispose: «Oh, davvero? Forse potremmo fare la parte centrale più buia e quella finale più da pomeriggio, perché per ora è troppo ventosa e glaciale». Per questo suo stile reminiscente un quadro mai completato, Wyatt definisce oggi il nuovo stile di Syd Barrett come una sorta di proto-punk.
David Gilmour, che lavorò insieme a Roger Waters alle sessioni di Madcap, aggiunge poi che le sessioni con Barrett erano difficili, ma ispirate, e descrive poi un aneddoto riguardante la canzone Octopus: «Avevamo tutti il testo davanti, ma [Syd] inserì lì una frase dal nulla: "Little minute gong coughs and clears his throat". Non ha niente a che fare, musicalmente parlando, con la canzone, ma funziona perfettamente. L'unica altra persona che poteva spezzare il tempo — ignorando il numero di battute in favore dei testi — era John Lennon».
La EMI era spazientita dall'atteggiamento di Barrett: aveva lavorato per tre settimane di fila, ma il risultato era un album caotico e completato solo in parte. Jones chiamò allora i due ex compagni di Barrett, Waters e Gilmour, per completare l'album nel più breve tempo possibile. Syd prese poi una vacanza all'isola di Formentera, dove, a parte qualche altro episodio di lunatismo tipicamente Barrettiano, egli apparve agli occhi di tutti in gran forma.
In autunno, Gilmour lavorò per due giorni di seguito — insieme a Barrett — all'album, terminandolo. Gilmour stesso gli diede il titolo, pescato casualmente nel delirante testo di Octopus ("The madcap laughs at the man on the border"). La copertina venne demandata a Storm e Po, che ora lavoravano regolarmente al reparto grafico dei Pink Floyd. Mick Rock fu incaricato di scattare una fotografia nella residenza di Syd, a Earls Court Square. Rock notò subito che Barrett aveva messo il materasso, il giradischi, la chitarra e gli amplificatori tutti contro una parete, lasciando un grande vuoto al centro del pavimento ora dipinto a strisce arancio e blu. Iggy si aggirava nuda per casa. La foto per la copertina venne da sé. Gilmour aggiunge «Alcune parti del suo cervello erano ancora brillanti».
I comportamenti di Syd divenivano sempre più bizzarri, come ricorda il suo coinquilino Duggie Fields: vendette la propria Mini per una Pontiac, lasciandola con le sicure aperte e una scritta Please Clean Me, fino a quando non venne data via. Iniziò a rimanere più tempo da solo; una volta scatenò addirittura un incendio in cucina, mentre cucinava delle patatine fritte. Fields ricorda che comunque, per i tempi, Syd non era tanto strano. «Una volta andai a stare a casa di un'amica, ma lei era peggio di Syd, quindi tornai a casa».
Nonostante il successo di Madcap, Syd era ancora particolarmente frustrato. Molto spesso andava dall'amico Duggie, nella stanza accanto, dicendogli «Guardati! Hai 23 anni e non sei ancora famoso!», aggiungendo poi — tra sé e sé — «E io lo sono già stato...» Seguirono altre decine di eventi bizzarri; Barrett iniziò a non curarsi più del proprio aspetto, lasciando che i vestiti si usurassero, i suoi capelli e la sua barba crescessero a dismisura. Dal 6 ottobre 1969, Syd iniziò a lavorare ufficialmente al suo secondo LP, recandosi in studio anche per registrare la chitarra solista sul brano di Kevin Ayers Religious Experience (Singing a Song in the Morning) (dall'album Joy of a Toy).
Il 24 febbraio '70, Barrett registrò una sessione radiofonica per Top Gear, con il suo amico David Gilmour al basso e Jerry Shirley alla batteria. Gilmour ricorda che quel giorno Syd fu grandioso. Gilmour fu talmente impressionato dalle capacità che Syd dimostrò quel giorno da decidere di produrre il suo secondo LP, al quale parteciperà in veste di tastierista Rick Wright. Tra le out-take dell'album, Bob Dylan Blues (inclusa poi nell'antologia Wouldn't You Miss Me?) può essere considerato come un ritorno, anche se acustico, ai fasti di canzoni come Bike.
Quell'estate, Barrett si esibì alla Olympia Extravaganza, confermando tutto ciò che la maggior parte di persone sospettava da tempo: il vecchio Syd non esisteva più. Cosa che può essere provata anche da un altro bizzarro aneddoto raccontato dal vecchio amico Roger Waters: questi incontrò Syd ai grandi magazzini Harrods di Londra; non appena Barrett lo riconobbe, scappò via correndo, lasciando cadere per terra due buste piene di caramelle e dolciumi. Di lì a poco, Syd decise di abbandonare l'appartamento di Earls Court. Si trasferì per un breve periodo di tempo a Cambridge, dove invitò anche Gala; tornato alla propria casa d'infanzia, si stabilì nel seminterrato dove si divertiva a provare con Mott, Waters e John Gordon. Fu qui, tra i ricordi d'infanzia, che trovò il dipinto con gli insetti che diventerà la copertina di Barrett, il suo secondo LP in studio.
Di lì a poco, Syd iniziò a sostenere di voler diventare un medico, come il padre, e di voler fare coppia fissa con Gala; la madre di Syd organizzò una cena per fare incontrare i genitori dei ragazzi alla casa di Hills Road. Durante questa riunione, Syd sfoggiò un'altra volta il suo comportamento erratico: nel bel mezzo di un discorso con Gala, le gettò addosso della salsa di pomodoro, senza che nessuno gli dicesse nulla. Mentre gli altri mangiavano dell'arrosto, Barrett si alzò da tavola e si chiuse in bagno; quando scese al piano di sotto, aveva tagliato i propri capelli di più di metà della loro lunghezza.
Ma questo fu solo l'inizio: nei giorni a seguire, Barrett diventò sempre più ossessivo nei confronti di Gala, tanto da spiarla durante i suoi turni lavorativi e da accusarla di frequentare Jerry Shirley, batterista degli Humble Pie. A quel punto, Gala abbandonò Londra e si trasferì definitivamente a Ely; nei giorni a seguire, ricevette una lettera indirizzata alla signorina Pinion e firmata R. K. Barrett, a cui presto si aggiunse un'altra lettera in cui Barrett riprendeva l'idea del matrimonio e si firmava con un amichevole Syd. I nervi di Gala erano già a pezzi, ma si distrussero completamente quando, mentre faceva da dogsitter per Shirley (questi era in concerto con gli Humble Pie), Syd si presentò in casa, iniziando a trattar male la ragazza. Gala lo cacciò di casa; si dice che da allora Barrett non abbia più avuto una fidanzata.
La settimana successiva, Syd iniziò a rilasciare delle interviste per pubblicizzare il suo secondo LP da solista, comportandosi sempre in maniera piuttosto bizzarra. L'anno successivo (1971), Barrett non lavorò a nessun progetto musicale e diede la sua ultima intervista a Mick Rock, che lo fotografò per Rolling Stone.
Di Syd Barrett da allora si persero apparentemente le tracce. In realtà, è noto il fatto che sia tornato a vivere nella sua vecchia casa a Cambridge, assieme alla madre. Il materiale per il suo terzo lavoro musicale mai uscito, insieme ad altro materiale scartato e ad alcuni bootleg, è stato pubblicato nel 1988 col titolo Opel.
Negli ultimi anni, l'ex leader dei Pink Floyd si faceva chiamare semplicemente Roger e continuò a vivere a Cambridge, ormai solo, in seguito alla morte della madre, isolato da tutto quello che in qualche maniera poteva ricordargli il passato. Coltivava la sua passione per la pittura, dipingendo secondo uno stile prevalentemente astratto, e si dedicava al giardinaggio. I suoi vecchi compagni ormai non lo contattavano più. Era rimasto solo.
 È morto a Cambridge il 7 luglio 2006 a 60 anni per un tumore al pancreas, anche se spesso è riportato che sia deceduto per complicanze dovute al diabete.
La notizia è stata resa pubblica il 10 luglio. Il giorno dopo, Roger Waters, durante il concerto tenutosi a Lucca, ha dedicato all'amico appena scomparso Wish You Were Here, facendo apparire immagini dei primi Pink Floyd sul maxi schermo posto dietro al palco."








1. Terrapin (5:04) 
2. No Good Trying (3:26) 
3. Love You (2:30) 
4. No Man's Land (3:03) 
5. Dark Globe (2:02) 
6. Here I Go (3:11) 
7. Octopus (3:47) 
8. Golden Hair (1:59) 
9. Long Gone (2:50) 
10. She Took a Long Cold Look (1:55) 
11. Feel (2:17) 
12. If It's in You (2:26) 
13. Late Night (3:11)
14. Octopus (3:09) 
15. It's No Good Trying (6:22) 
16. Love You (2:28) 
17. Love You (2:11) 
18. She Took a Long Cold Look at Me (2:44) 
19. Golden Hair (2:28) 
20. Baby Lemonade (4:11) 
21. Love Song (3:05) 
22. Dominoes (4:09) 
23. It Is Obvious (3:00) 
24. Rats (3:02) 
25. Maisie (2:51) 
26. Gigolo Aunt (5:47) 
27. Waving My Arms in the Air (2:07) 
28. I Never Lied to You (1:52) 
29. Wined and Dined (2:59) 
30. Wolfpack (3:41) 
31. Effervescing Elephant (1:54) 
32. Baby Lemonade (3:46) 
33. Waving My Arms in the Air (2:13) 
34. I Never Lied to You (1:48) 
35. Love Song (2:32) 
36. Dominoes (0:40) 
37. Dominoes (2:36) 
38. It Is Obvious (3:51) 
39. Opel (6:26) 
40. Clowns and Jugglers (3:27) 
41. Rats (3:12) 
42. Golden Hair (1:44) 
43. Dolly Rocker (3:01) 
44. Word Song (3:19) 
45. Wined and Dined (3:03) 
46. Swan Lee (Silas Lang) (3:13) 
47. Birdie Hop (2:30) 
48. Let's Split (2:23) 
49. Lanky (5:32) 
50. Wouldn't You Miss Me (Dark Globe) (3:00) 
51. Milky Way (3:07) 
52. Golden Hair (1:56) 
53. Gigolo Aunt (4:02) 
54. It Is Obvious (3:44) 
55. It Is Obvious (3:06) 
56. Clowns and Jugglers (3:33)
57. Late Night (3:19)
58. Effervescing Elephant (1:28) 

PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3